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Citroën CX – Un’erede per la DS


Citroën Cx – Un’erede per la DS

La genesi di questo modello ebbe inizio nel 1964, quando i vertici di Citroën pensarono che il progetto della pluripremiata DS (risalente al 1955) stesse cominciando ad invecchiare. Risale a quell’anno infatti il primo schizzo della CX, realizzato da uno dei più autorevoli giornalisti automobilistici francesi di sempre, René Bellu. Il progetto della CX venne però momentaneamente accantonato in favore dello sviluppo di un modello intermedio da interporre tra la Ami 6 e la gamma ID, progetto che sfociò poi nella famosa GS.

Il progetto della CX venne quindi varato solo nel 1968, anche se per via dell’enorme investimento affrontato dalla casa del Double Chevron per la progettazione della GS, si decise di non pensare ad un’auto totalmente nuova ed innovativa, ma di affinare e rendere migliore tutto quello che di buono si era visto con la DS. Sei anni più tardi, nell’ottobre del 1974, la nuova vettura del marchio francese venne presentata al pubblico in pompa magna al Salone dell’automobile di Parigi in presenza dell’allora presidente della Repubblica francese, Valéry Giscard d’Estaing. L’anno successivo la Citroën CX venne premiata con il titolo di Auto dell’Anno 1975.

Design da navicella e interni futuristici

Il design fu firmato da Robert Opron, discepolo di Flaminio Bertoni, che prese le redini del centro stile del Double Chevron dopo la scomparsa dell’italiano. Dalla penna di Opron uscì una vettura dalle marcate caratteristiche aerodinamiche, con una carrozzeria fusiforme a due volumi molto allungati. Il coefficiente di penetrazione dell’aria della nuova ammiraglia di Citroën, indicato proprio con la sigla Cx, risultò essere infatti di appena 0,375, un valore decisamente interessante per un’auto di metà anni ’70.

Anche gli interni, firmati da Michel Harmand, risultarono essere decisamente innovativi per l’epoca. La penna di Harmand disegnò infatti il famoso cruscotto a satellite denominato poi a “lunula”, dotato di un nuovo tipo di strumentazione, non più a quadranti ma a scala rotante o, come spesso viene definita, “a tamburo rotante”. Per caratterizzare ulteriormente il design degli interni si fece seguito alle soluzioni già introdotte da André Lefebvre sulla DS, sostituendo le tradizionali levette per attivare fari, frecce e tergicristalli con una serie di pulsanti azionabili senza togliere le mani dal volante monorazza.

Innovazioni all’avanguardia

Se la forma della carrozzeria e il design degli interni furono capaci di sorprendere tutti, le soluzioni tecniche scelte per la CX non furono da meno. La carrozzeria portante, ad esempio, era fissata al telaio tramite blocchi elastici per ridurre al minimo vibrazioni e rumore. E per rendere l’auto ancora più confortevole, furono adottate le già famose sospensioni idropneumatiche, dotate di bracci oscillanti coadiuvati da barre antirollio e dalla regolazione automatica dell’assetto.

Citroën dotò la Cx anche di numerose soluzioni rivolte alla sicurezza, tema molto caro alla casa Francese in quegli anni. Tra le novità in questo ambito, oltre ai quattro freni a disco, degne di nota erano le portiere realizzate in materiale termoformato con spessori pensati per attutire gli urti. Il telaio era invece costituito da due parti, una anteriore studiata per sorreggere motore e avantreno e una posteriore di supporto per il serbatoio del carburante e i bracci delle sospensioni, unite da longheroni deformabili in caso di impatto.

Motori

Al lancio la Citroën CX era dotata di due motorizzazioni benzina derivate dalla Ds:  il 2 litri a carburatore che superava di poco i 100 CV e un più potente 2.2 litri da 112 CV, entrambi disposti trasversalmente e inclinati di 30 gradi per poter essere alloggiati sotto il basso cofano. Poco tempo dopo venne presentata la 2.0 Eco con carburatori migliorati e rapporti del cambio allungati, pensata per ridurre i consumi visti i prezzi della benzina, all’epoca in continua crescita. Nel 1975 il costo del carburante divenne sempre meno sostenibile; Citroën dovette quindi correre ai ripari adattando il 2.2 al ciclo diesel. Il nuovo motore era capace di soli 66 CV ma era in grado di toccare i 145 km/h grazie alla leggerezza della vettura e alla sua aerodinamica.

Nel corso degli anni motore diesel venne notevolmente migliorato dai tecnici di Citroën, fino a raggiungere i 95 CV del 2.5 litri del 1984 che, grazie all’introduzione del turbo, permise alla CX di diventare l’auto diesel più veloce dell’epoca, con una velocità massima di addirittura 175 km/h.

Versioni celebri

Le versioni più famose ed amate della CX furono sicuramente la familiare Break, la lussuosa Pallas (entrambe del 1975) e la Prestige, pensata per le cariche di rappresentanza e realizzata sul pianale della Break, che ne allungava il passo di 25 cm. La versione più famosa per gli amanti della guida sportiva fu invece la CX 25 GTi Turbo del 1985, dotata di un 2.5 capace di 168 CV e di spingerla fino ai 220 km/h.

Sempre nel 1985 arrivò la seconda versione della CX, migliorata esteticamente grazie ai nuovi paraurti in materiale plastico, ai parafanghi allargati e ad altri interventi estetici. Gli interni furono completamente rivisti da Michel Harmand, che ridisegnò plancia, sedili e pannelli laterali conferendo alla CX un aspetto meno avveniristico, ma più elegante. Il miglioramento fu completato da motori turbo di seconda generazione, più potenti ma con consumi notevolmente ridotti.

Questo rinnovamento fece crescere notevolmente le vendite, che raggiunsero un totale 1,1 milioni di esemplari. Dopo ben 17 anni, nel 1991, la CX uscì definitivamente di produzione restando comunque nel cuore di molti appassionati, che la considerano l’ultima vera auto interamente prodotta da Citroën prima delle contaminazioni del gruppo PSA.

 

 

FONTE Citroën Origins

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