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Citroën DS – La Dea Francese


La genesi della Citroën DS

Oltre sessant’anni dopo la sua introduzione, la Citroën DS è ricordata come una delle auto Europee più importanti e innovative mai prodotte in tutta la storia. Non è la Citroën più rara o costosa mai costruita, ma è stata sicuramente quella che più ha segnato la storia della casa automobilistica francese.

Gli anni ’30 furono un’era tumultuosa per Citroën. Di fronte a debiti crescenti, la casa automobilistica francese presentò bancarotta nel 1934 e fu successivamente acquistata dalla potente Michelin. Dopo un anno dall’improvvisa morte del fondatore André Citroën, a prendere le redini dell’azienda fu l’ingegnere Pierre Boulanger, che lanciò immediatamente due progetti chiamati rispettivamente TPV e VGD.

TPV era un acronimo che significava très petite voiture (“auto molto piccola” in francese) e VGD significava invece Vehicule à Grande Diffusion. Il progetto VGD doveva debuttare nei primi anni ’40 in sostituzione della Traction Avant, introdotta nel 1934, ma Citroën cambiò i suoi piani nei mesi precedenti alla seconda guerra mondiale. Accantonò quindi la progettazione del VGD e diede priorità allo sviluppo del TPV perché credeva che una piccola auto economica sarebbe stata più importante nella Francia del dopoguerra rispetto a una grande berlina familiare con un prezzo relativamente alto.

Dopo la guerra, il progetto TPV sfociò nell’iconica 2CV mentre la Traction Avant rimase al vertice della gamma Citroën. I lavori sul progetto VGD ripresero nei primi anni ’50 e gli attributi di base della berlina furono definiti su carta: i dirigenti decisero che sarebbe stato alimentato da un motore a sei cilindri e dotato di un avanzato sistema di sospensione idropneumatica al posto delle tradizionali sospensioni a molle.

Divenne presto evidente che lo sviluppo del nuovo motore era troppo costoso e richiedeva tempo, quindi Citroën scelse di usare il vecchio motore a quattro cilindri della Traction Avant. La complessa sospensione idropneumatica fu invece approvata per la produzione e montata sull’asse posteriore della berlina di lusso 15-6 H, a partire dal maggio del 1954, per testarne l’applicazione su un’auto prodotta in serie.

La “Dea” che incantò il pubblico

Citroën ha scelto di chiamare la sua berlina ammiraglia DS, che letto d’un fiato in francese suonava come déesse, che significa “dea”. A distanza di oltre 15 anni dall’ideazione del suo progetto, nell’estate del 1955, le prime 21 auto di pre-produzione furono costruite nella massima segretezza e proprio una di queste venne impiegata per la presentazione ufficiale, avvenuta il 6 di ottobre dello stesso anno al Salone di Parigi. La DS lasciò tutti di stucco. Aerodinamica e futuristica, qualcosa di mai visto prima, al punto che i giornalisti sbalorditi scrissero che si trattava di un’auto di vent’ anni avanti rispetto alle concorrenti.

L’auto, disegnata dal geniale designer italiano Flaminio Bertoni, si estendeva per 4,8 metri da paraurti a paraurti e si distingueva grazie a un’elegante fascia anteriore senza griglia del radiatore, finestrini senza telaio e una carreggiata posteriore che era quasi otto pollici più stretta della carreggiata anteriore. Il motore venne montato dietro l’assale anteriore, rendendo possibile un disegno anteriore affilato e con un cofano particolarmente basso.

Gli interni erano altrettanto moderni, con un ampio vano portaoggetti e un grande volante a una sola razza. Il cruscotto era ad illuminazione regolabile e comprendeva tachimetro e contachilometri, ma non il contagiri. Vi era un pomello per l’azionamento manuale dei tergicristalli in caso di guasto del dispositivo elettrico che li azionava automaticamente e infine una catenella, posta lato frizione, che permetteva, tirandola, di coprire con una tendina, il radiatore dal gelo notturno.

Citroën ricevette 800 ordini solo nella prima ora dalla presentazione e ben 79.000 ordini prima che l’evento chiudesse i battenti, diversi giorni dopo. Queste cifre sono ancora più impressionanti considerando l’elevato prezzo di 940.000 franchi e che era richiesto di lasciare un acconto di 80.000 franchi. Inoltre, ai clienti venne detto che avrebbero dovuto aspettare circa un anno e mezzo per le prime consegne.

Modelli e versioni

I primi modelli DS furono soprannominati DS 19 perché erano alimentati da una versione da 1.911 cc del motore a quattro cilindri che generava 75 Cv e capace di 140 km/h. Questo propulsore, derivato da quello della Traction Avant, era alimentato da un carburatore Weber a doppia canna e presentava teste in alluminio con camere di combustione emisferiche.

Una delle principali innovazioni furono le sospensioni idropneumatiche, che regalavano alla DS una guida eccezionale anche sulle strade più disconnesse. Il circuito idraulico, che andava ad azionare le innovative sospensioni idropneumatiche, serviva anche per il funzionamento del servofreno, del servosterzo, della frizione idraulica e del cambio. Questi ultimi facevano parte del sofisticato sistema di trasmissione semiautomatica, che non prevedeva alcun pedale della frizione. La DS è stata, inoltre, la prima vettura europea a montare un sistema di freni a disco all’avantreno e curiosamente, il pedale del freno era sostituito da una sorta di pulsante a forma di fungo situato sul pavimento e azionato con il piede.

La DS 19 partì alla grande, soprattutto considerando che le prime auto erano afflitte da problemi idraulici abbastanza importanti, ma il suo prezzo elevato ha spaventato molti clienti fedeli che guidavano Traction Avants da decenni. In risposta, Citroën introdusse una versione più economica e semplificata chiamata ID 19, nel 1956. Quest’auto era alimentata da una versione da 66 cavalli del motore da 1,9 litri con cambio. La ID manteneva le sospensioni idropneumatiche della DS ma non aveva servosterzo e servofreno, ed era inoltre dotata di interni più spartani.

La gamma crebbe di nuovo nel 1958 quando Citroën introdusse versioni station wagon sia della DS che della ID. La gamma inizialmente includeva varianti commerciali, che vennero affiancate da modelli per le famiglie, capaci di offrire spazio per un massimo di otto passeggeri distribuiti su tre file di sedili. Tutti questi modelli disponevano di un tetto in metallo, un portapacchi e un portellone posteriore in due pezzi.

Un anno dopo, il costruttore francese Henri Chapron sfoggiò una versione convertibile della DS equipaggiata con un elegante carrozzeria a due porte. Questa variante fu così apprezzata tanto da spingere Citroën ad aggiungerla alla sua gamma come modello speciale, nel 1960.

Una serie di aggiornamenti arrivò nei primi anni ’60, tra cui un lieve restyling, la disponibilità di un cambio manuale, le cinture di sicurezza per i passeggeri anteriori. Fu anche introdotta la ricchissima versione Pallas, disponibile unicamente nel colore grigio palladio metallizzato con tetto grigio scuro. Le DS Pallas si sono distinte grazie a copricerchi integrali, due fari alogeni supplementari nella parte anteriore, finiture cromate e in alluminio spazzolato all’esterno e rivestimenti in velluto all’interno. Vennero inoltre introdotti i rivestimenti in pelle, ordinabili come optional.

Nel 1965 venne introdotta la DS21, dotata di un nuovo motore da 2175 cm³ e 109 CV di potenza massima. Questo modello era anch’esso molto dotato ed annoverava tra l’altro un dispositivo in grado di adattare automaticamente l’incidenza dei fari anteriori in funzione del carico della vettura, oltre che l’indicatore di usura delle pastiglie freno anteriori e nuovi pneumatici maggiorati. La velocità massima raggiunse i 175 km/h, ponendosi ai vertici della categoria.

Il 1968 fu invece l’anno della DS20, che andò a sostituire la DS19, con la quale condivise lo stesso motore da 2 litri, ma portato a 103 CV. Alcuni rari esemplari montavano anche il cambio semiautomatico e perfino l’alimentazione ad iniezione. Sempre nel 1968, la DS21 vide la propria potenza lievitare a 115 CV.

Il canto del cigno

L’ultima evoluzione dell’ammiraglia di Citroën arrivò nel 1972 quando fu introdotta la DS 23, dotata di un motore di 2,3 litri in grado di erogare 124 CV e di spingere la vettura a 179 km/h di velocità massima. Contemporaneamente, venne introdotta anche la DS23 I.E, che grazie all’introduzione dell’iniezione elettronica raggiunse la potenza di 141 CV, permettendo il raggiungimento di 191 km/h. La DS23 in allestimento Pallas si afferma come la massima evoluzione del progetto iniziale e rappresenta uno dei modelli più ricercati in assoluto dai collezionisti.

Nel 1974 la DS, oramai sul viale del tramonto, venne affiancata dalla Citroën CX, la nuova berlina aerodinamica dal design più moderno, che nel giro di un anno l’avrebbe sostituita. L’ultimissima “Dea” uscì dallo stabilimento di Aulnay sur Bois il 24 aprile 1975: si trattava di una DS 23 I.E. Pallas di colore blu metallizzato. L’esemplare in questione, ultimo delle 1.445.960 DS e ID prodotte fino ad allora, è a tutt’oggi esistente e si trova in possesso del DS Club de France.

 

FONTE Citroën Origins

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